Il cuore della tecnologia RFID è il transponder, che consiste in un chip con relativa antenna. Il dispositivo ha una superficie di circa un millimetro quadro e uno spessore inferiore al millimetro; può essere abbinato a un supporto flessibile, il quale può essere inserito in un supporto esterno in carta o film plastico, personalizzabile attraverso stampanti a trasferimento termico o a impressione diretta.
Si parla spesso di tecnologia RFID al singolare: in realtà esistono più tecnologie, che operano a diverse frequenze. La frequenza di trasmissione è certamente il parametro tecnologico più importante che le contraddistingue. I sistemi RFID possono operare alle basse frequenze (low frequency, LF), inferiori a 135 KHz; in particolare sono usate le frequenze a 125 KHz e a 134 KHz. Delle alte frequenze (high frequency, HF), quella adottata comunemente è a 13,56 MHz. Alle frequenze ultra alte (ultra high frequency, UHF) sono utilizzate in genere quella a 433 MHz e la banda che va da 860 a 960 MHz. In corrispondenza delle microonde infine sono riservate due frequenze, a 2,45 GHz e a 5,8 GHz anche se quella effettivamente in uso è la prima. Al crescere della frequenza aumenta la distanza massima di lettura, la velocità massima a cui si può muovere l’oggetto da interrogare e la quantità di informazioni che possono essere trasferite nell’unità di tempo.
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