Dopo la pausa ballerina (gli spettacoli sono andati benissimo!) ritorniamo a Sansot e alle sue riflessioni sul tempo: “E’ meglio non affrettare i tempi ed evitare che siano loro a fare fretta a noi; un compito salutare, necessario in una società in cui ci spingono da tutte le parti e in cui spesso ci sottomettiamo volentieri a tale tortura.(P. Sansot, Sul buon uso della lentezza. Il ritmo giusto della vita)” Questo passo mi ricorda un frammento di Qoelet in cui si afferma che esiste un tempo per ogni cosa. “Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.”(Qoelet 3, 1-8) E in un momento in cui la parola d'ordine sembra essere agire, sempre a me piace pensare che esista una sapienza delle ore, che la nostra vita in fondo sappia già quale direzione prendere, anche se a volte ci costringe a giri bizzarri e snervanti.