Andrey mi ha sgridata perché da molto tempo non scrivo. Mi sono giustificata dicendo che avevo tanto sonno ed era proprio così. Adesso però i miei ritmi si sono fatti più Federicacompatibili, quindi ritengo giunto il momento di rompere gli indugi. Torno a rovistare tra i passi raccolti nel libro di Sansot e vi propongo qualche osservazione sul futuro. Mi sembra un tema all'ordine del giorno.
"Il futuro può prendere forma in due modi che si richiamano a due diverse filosofie. Secondo il modo volontaristico spetta a noi costruircelo. Non ha un’esistenza a sé stante. Grazie alle nostre iniziative ci proiettiamo in avanti ed è proprio quel punto, a metà strada tra quello che vogliamo diventare e quello che siamo, che noi chiamiamo il futuro. Colui che ha rinunciato ai propri progetti si trova relegato in un angolino del tempo. L’attesa, in questo caso, rappresenta soltanto il tempo necessario a ottenere ciò che desideriamo, la somma dei mezzi, delle strade traverse che dovremo prendere prima di giungere a destinazione.
Secondo un modo meno volontaristico, ma che non comporta per forza la passività, dobbiamo costruirci un’apertura, grazie alla quale gli avvenimenti interverranno, in un tempo più o meno lontano, nella nostra vita. Di conseguenza l’orizzonte ci appare aperto, sgombro, libero. Un simile spazio rende possibile il compiersi degli eventi, senza essere lui stesso un evento o una somma di eventi. L’uomo ha la possibilità di agire in modo attivo in tutto questo perché, in alcune situazioni, si può dire che non vi è alcun orizzonte, mentre, in altre circostanze, questo si libera e ci offre la sensazione dell’immensità.
L’Attesa non è attesa di questo o quel dono. Se pensassimo così ci comporteremmo come bambini viziati e pigri. L’Attesa ci predispone a un futuro che ci riserverà molte sorprese, qualche volta anche brutte; a differenza di un ottimismo secondo cui tutto finirà per sistemarsi. Diamo fiducia al tempo. Non gli mettiamo fretta, ma se c’è un’urgenza affrettiamo il passo.
Dobbiamo quindi immaginare il futuro, soprattutto se non riusciamo a prevederlo."
(P. Sansot, Sul buon uso della lentezza. Il ritmo giusto della vita)
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