Luca Zambrelli :: Weblog Archives

May 2007

May 13, 2007

 


Marketing Profetico - La pubblicità unico sostegno dei ricavi? - n.06/2007

Già da quando avevo i calzoncini corti mio padre era solito dirmi "luca! ricordati, la pubblicità è l'anima del commercio!" e qualcuno vi aggiungeva "male, ma che se ne parli!". Se non fosse che da un socialista sindacalista mi sono sempre aspettato altro, di dubbi su tale affermazione non ne ho mai avuti. Io stesso fin da piccolo ero succube e soggiocato nelle scelte da ciò che la pubblicità televisiva era più brava a "vendere" alla mia mente.

 

Oggi ho sentito affermare da alcuni che in certi modelli finanziari ed economici la pubblicità pur non core-business delle aziende, ne sostiene non solo il successo ma ne è anche la principale fonte di ricavi.

 

Entrando con maggiore convinzione sull'argomento c'e' da evidenziare che nel caso della ricerca del successo, l'azienda compra pubblicità per farsi conoscere e influenzare gli acquisti (pubblicità=costo diretto) mentre nel caso della vendita dei suoi "spazi", ottiene dalla pubblicità ricavi (pubblicità=ricavo diretto). Si tratta di due cose differenti ed oggi più di ieri rappresentano le due facce di una stessa medaglia. In una società come quella attuale dove comunicare "efficacemente" spesso significa "avere successo", fare pubblicità è mandatorio.

 

Ma la pubblicità cos'è? La pubblicità è una azione strategica di comunicazione che usa mezzi e strumenti trainati da un SOGGETTO (brand, prodotto, servizio, people) per "vendere e/o influenzare" i consumatori spingendoli ad usufruire e/o acquistare. Qualcuno semplificando definisce la pubblicità "l'arte di convincere i consumatori." .

 

Tornando alla domanda, ci sono business che vivono solo di pubblicità! e ci sono business che stanno per nascere e che prospettano come unica o principale fonte di ricavo la pubblicità. Al convegno Sharemedia ho assistito ad un intervento deciso da parte di una giornalista che in disaccordo con i presenti cercava di creare spazio al dubbio che il modello "pubblicità=unico ricavo" potesse durare ancora. Ovviamente lo spazio che sembrava avviare una nuova discussione è stato chiuso subito lasciando la domanda sola a se stessa. Io l'ho raccolta! del perchè lo capirete più avanti!

 

Prendiamo ad esempio gli editori online. Fino a quando non convoleremo verso due fattori chiave, l'abbandono della carta a favore dell' e-content ed un modello economico con-vincente per la valorizzazione dell'informazione, gli editori online faranno fatica a sostenere gli investimenti. Investimenti che oggi si appoggiano soprattutto o solo sulla vendita della pubblicità. Non vorrei che pensaste che la domanda nasconde un so' che di negativo nei confronti della pubblicità. La mia non è una denuncia velata è solo una riflessione. La qualità delle informazioni non è minacciata dalla pubblicità che veicola. Bensì sono le aziende che poggiandosi su un modello così povero e rischioso, devono trovare velocemente strade e soluzioni per evitare la debacle.

 

Su questi argomenti è possibile trovare interessanti spunti nel libro "Il nuovo libro della pubblicità - I segreti del mestiere" di Luis Bassat e Giancarlo Livraghi edito da Il Sole 24 ore nel novembre 2005. Chiudo con una famosa battuta di Franklin D. Roosevelt del 15 giugno 1931, in un discorso all’Advertising Federation of America, «Se ricominciassi la mia vita, credo che preferirei lavorare in pubblicità che in qualsiasi altra professione. Perché la pubblicità è arrivata a coprire l’intera gamma delle esigenze umane; e unisce autentica fantasia allo studio profondo della psicologia umana. Poiché porta a un gran numero di persone la conoscenza di cose utili, la pubblicità è essenzialmente una forma di educazione... Il generale miglioramento delle condizioni di vita nelle civiltà moderne sarebbe stato impossibile senza quella conoscenza di livelli più elevati che è diffusa dalla pubblicità».

 

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Posted by luca.zambrelli at 21:11 | 0 comment(s) | Send to a Friend

May 20, 2007

 


Marketing Profetico - "cosa ne sarà del lusso" ...tornando dall'evento Italian Style nell'ambito del World Marketing & Innovation Forum - n.07/2007

Ad un certo punto si è parlato di lusso. Non avevamo ancora discusso di "italian style... mito o realtà" che ci siamo accesi tutti, chi poi con maggiore convinzione di altri, su una serie di affermazioni sul significato di lusso.

 

Tornerò a parlare del convegno e del WMF presto.

Ma ora altro mi ha attirato in direzione del mio blog.

Sarà che alla parola lusso non sono mai riuscito ad andare oltre a quello che tutti i dizionari riportano. Oppure perchè vedo il lusso una targa di qualcosa che è per definizione inaccessibile. Un tormento di valori che lo fanno desiderare e che non portano a nulla, se non ad una continua ed inarrestabile ricerca di qualcosa di unico e bello. Parliamo sicuramente di valori relativi. Individuali per sè ma anche per la cultura e per la società che intorno ci accompagna. Non ricordo di aver sentito da nessuno dare una giusta affermazione di ciò. Ci siamo tutti persi dietro prodotti e brand, come se lusso significhi per forza ferrari, breguet ecc...

 

Prendiamo un binoccolo.

A destra il consumatore e a sinistra il mercato.

 

Iniziamo da destra. Corre e rincorre il prodotto che gli trasferisce ai limiti delle sue volontà e del suo potere di acquisto la quantità maggiore di emozioni (ricordiamo che tra amore e sofferenza, la seconda è molto più forte). Lo trasferisce virtualmente nel suo contesto. Lo cerca e fa fatica, gli chiedono di attendere, questione di tempo e sa di non poterlo comprare. Alla fine lo ottiene. Lo usa, lo adora e poi lo spolvera. Avanti un altro e prosegue il suo cammino, intrecciando voleri suoi e aspirazioni sociali. Prosegue, incrementa la storia del suo lusso che lo circonda.

 

Ora guardiamo a sinistra.

Il mercato. Apparentemente passivo osserva i consumatori. Mixa le mode con previsioni sul futuro. Cerca di anticipare l'oblio dei desideri e riserva loro le magnificenze di un futuro inaccessibile ma raggiungibile (che squallido controsenso). Crea liste di attesa, prodotti che non esistono e che arriveranno (2, 4 o forse ci vorranno 6 anni), mode e desideri, sogni e previsioni. Inquina di comunicazione le comunità. Lasciando loro l'oggetto di amplificazione (tipping mode). Poi, esausto soddisfa il consumatore. Non contento, nel frattempo ha già "venduto" il prossimo... sogno!

 

Ora apriamo entrambi gli occhi e guardiamo ciò che ci si mostra di fronte.

Il Lusso? lo perderemo ma succederà tra molti e molti anni. Ora godiamocelo. Studiamolo perchè il marketing possa guardare da sinistra a destra facendo la fortuna dei suoi comunicati.

 

ORA... lascio voi guardare con il binoccolo!

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Posted by luca.zambrelli at 20:28 | 0 comment(s) | Send to a Friend


 
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