Fastidio, acredine e insofferenza. In alcuni casi qualcuno parla di “odio”.
“Odio Facebook”, sento dire.
Un forte contributo nel creare questi sentimenti proviene dalla stampa cartacea, quella che Michele Ficara definisce “analogica”.
Michele si è spinto su posizioni avanguardiste e provocatorie con il suo “Stana e bastona il giornalista analogico, il gioco preferito dei blogg(h)er italiani”.
Sarebbe opportuno un invito alla cautela, ma mi rendo conto che sono proprio loro – gli analogici - che, esprimendosi in maniera sensazionalistica, contribuiscono a creare un senso d'ansia in coloro che non conoscono il fenomeno e a generare un solco divisorio che rischia di diventare incolmabile.
“Non hanno un c..zo da fare” questo è quanto esprime una larga maggioranza di incontaminati quando vuole definire i FaceBook addicted. E, a gettare benzina sul fuoco, ci pensano poi gli strilli in prima pagina dei quotidiani, che annunciano che Poste, Enti e Aziende vogliono inibire l'uso di FaceBook.
Calma! Relax! Non è il caso!
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