Sean Carlos - Consulenza SEO e Web Marketing

March 11, 2008

 


Using third party web statistics for competitive intelligence?

Well-run companies typically benchmark their business performance in different areas against aggregate data for their industry. The Internet is no exception.

Yet a recent spate of Wall Street analyst coverage of Google highlighted a chronic problem afflicting web statistics: the lack of reliable data. Companies supplying Internet usage data seem to put more effort into crafting their press releases than documenting their methodology. Without proper transparency, companies act on web data at their own peril.

In a Slate1 magazine article yesterday, Chris Wilson covered the issue in depth: Have People Stopped Clicking on Google Ads? Or did a Web-traffic firm get the numbers wrong?.

This issue is finally getting the attention it deserves. I'm pleased Chris took it on and that he cited my web statistics for internet market research guide as a good background primer (available in Italian as Statistiche web per le ricerche di mercato in Internet).

1Washington Post / Newsweek Group

Keywords: Google, Sean Carlos, Slate, Web Statistics, comScore, Chris Wilson

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February 11, 2008

 


Lo stato della rete 2008: State of the net, Udine

Quale è lo stato della rete Internet in Italia nell'anno 2008? Con una ricca agenda di temi trattati in due giorni da relatori di rilievo nazionale ed internazionale, si è tentato di dare una risposta a questa domanda durante la conferenza STATEoftheNET, tenuta ad Udine l'8 ed il 9 febbraio 2008.

State of the net badge Non abbiamo dovuto aspettare troppo per la risposta. Stefano Quintarelli, nella prima sessione, ha fatto notare che solo il 22% degli Italiani utilizzano la banda larga, ormai un requisito davvero indispensabile per partecipare appieno al mondo di Internet. Negli Stati Uniti si arriva al 55% degli Americani per non parlare poi di alcuni paesi che arrivano a livelli ancora più alti. In effetti il 78% degli Italiani rimane tagliato fuori da tutto quello che la rete può offrire, dalle informazioni alla partecipazione attiva nelle discussioni di attualità. Alcuni sono tagliati fuori per via della mancanza di un mandato per un servizio universale – non arriva la banda (il cosiddetto digital divide), ma probabilmente la maggior parte delle persone che non sono in rete non percepiscono ancora con precisione il valore di tutto ciò che l'Internet può offrire.

È necessario che il resto della conferenza venga visto in quest'ottica – le élites di Internet hanno riflettuto sui comportamenti o meno di una piccola percentuale degli Italiani. Questo offre uno spunto interessante per la prossima edizione: è possibile aiutare un maggior numero di Italiani a scoprire il mondo vasto di Internet? Nei fatti, ci sono già alcune iniziative, come i PAAS (Punti per l'Accesso Assistito ai Servizi e a internet) in Toscana, per citarne una.

In qualche modo tutti gli interventi sono stati stimolanti sia per la varietà degli argomenti sia per i relatori scelti. Basti pensare alle provocazioni di Gaspar Torriero (scandite con calma – una lezione per tutti noi che dobbiamo ogni tanto parlare davanti ad un pubblico). O pensiamo all'attrice Marina Remi, che ha scoperto da poco il blog come strumento di comunicazione di lavoro. Mauro Migliavada ha fatto un lavoro ottimale nel documentare alcune delle sessioni – potete consultare il suo sito per i dettagli sugli interventi specifici. Altri saranno elencati di sicuro su Technorati.

Gli organizzatori, Beniamino Pagliaro, Paolo Valdemarin e Sergio Maistrello, meritano la lode ed il plauso per una conferenza ben riuscita nonostante essa sia alla sua prima edizione. Hanno dato un esempio molto concreto per tutti i presenti: in Italia, si può....

Come succede di solito in queste conferenze, sono anche le nuove persone conosciute e quelle riviste dopo molto tempo che rendono l'intera esperienza ancora più ricca. State of the Net si è dimostrata un successo anche sotto questo punto di vista.

Nello spirito del miglioramento, segnalo tre aree che, a mio modesto avviso, meritano un po' di riflessione per l'impostazione della seconda edizione, senza niente togliere al successo della prima edizione.

  1. Il luogo. Udine è stata molto ospitale e il sostegno attivo dalla Regione Friuli Venezia Giulia ha indubbiamente contribuito al successo dell'evento. Ma il momento che si decide di tenere un convegno fuori dall'asse Roma – Firenze – Bologna – Milano, si escludono conseguentemente molti partecipanti potenziali. Forse va bene così, anche per aprire le porte a persone che non fanno parte degli stessi giri. In ogni caso, c'erano meno di 100 persone presenti il secondo giorno, un vero peccato, se si pensa alla qualità dei relatori, l'importanza della rete Internet e gli sforzi fatti dagli organizzatori.
  2. La lingua. Si è optato per una conferenza tenuta in italiano, passando all'inglese solo quando un relatore straniero era presente sul palcoscenico. In un caso, vi è stato un relatore che ha fatto la sua presentazione in italiano nonostante egli fosse affiancato da uno straniero, con il risultato imbarazzante che il relatore di lingua inglese ha ammesso pubblicamente di non aver potuto seguire niente del lungo intervento precedente e si è scusato quindi per eventuali sovrapposizioni/ripetizioni. I relatori che non parlano italiano non hanno potuto seguire le sessioni tenute solo in italiano e sono stati quindi privati di informazioni potenzialmente utili per le loro presentazioni. E, nei fatti, non tutti gli Italiani hanno una buona padronanza dell'inglese – con il risultato che questi non hanno potuto sempre capire fino in fondo gli interventi fatti in inglese. Mi sembra che l'unica soluzione realistica sia la traduzione simultanea – che, se fatta bene, costa. La traduzione simultanea probabilmente toglierà un po' della spontaneità degli interventi. L'opzione di una conferenza tenuta solamente in inglese potrebbe andar bene in alcuni paesi, ma sembra un po' troppo limitante per l'Italia.
  3. La "segregazione". I relatori erano, probabilmente in modo inconsapevole, spesso "segregati" dal pubblico, con posti riservati nelle prime file e con uno spazio a parte per i vari break (o così mi è parso). Da un certo punto di vista, si tratta di una situazione comprensibile. Stiamo parlando di persone riconosciute come esperti nei loro campi, persone che hanno fatto dei sacrifici per essere presenti al convegno – quindi c'era la sacrosanta intenzione degli organizzatori di trattarli con un occhio di riguardo.
    Ho notato inoltre che ci sono state solo poche domande fatte dai giovani presenti, nonostante la loro forte presenza venerdì. I momenti informali fra le sessioni sono opportunità preziose per i più timidi (talvolta anche solo per non fare una brutta figura con l'inglese) per farsi avanti con le loro domande senza sentirsi a disagio.

In un certo senso, ciascuno di questi tre punti tocca un tema – il rischio è che una conferenza di questo tipo diventi troppo autoreferenziale. Sarebbe un vero peccato visto il successo già avuto con questa prima edizione.

Come ultimo spunto, è stato interessante sentire poche discussioni sul ruolo dei motori di ricerca nel web, dato il loro ruolo come punto di partenza per trovare informazioni sul web. Ancora di più quando si pensa che Google detiene il monopolio in questo settore nei mercati dell'Europa Occidentale, una cosa che non cambierà, almeno a breve, anche se Microsoft acquisterà Yahoo!. Come professionista del posizionamento nei motori di ricerca, si tende a dimenticare che non tutti sono ossessionati dalla classifica di siti in Google!

Keywords: udine, stateofthenet

Posted by sean.carlos at 12:51 | 1 comment(s) | Send to a Friend

February 03, 2008

 


Antezeta Web Marketing: Guida gratuita per la scelta e l’analisi di parole chiave

Una delle prime criticità da affrontare nell’ottimizzazione di un sito web per la visibilità nei motori di ricerca (vale a dire: il posizionamento sui motori di ricerca) è rappresentata dalla scelta delle parole chiave più adatte.

Non mancano risorse per l’analisi delle parole chiave in lingua inglese per coloro che possiedono la motivazione e l’attitudine necessarie unitamente al tempo da dedicarvi. Ma per il mercato italiano? Aldilà di qualche articolo, manca un manuale vero e proprio sui selettori di parole chiave e su come ricercare le parole chiave giuste per un sito web. Finora.

Siamo lieti di annunciare la disponibilità online da subito della nostra guida per la ricerca di parole chiave. Ci auguriamo che il manuale possa aiutare molti piccoli e medi imprenditori ed operatori che non sono in grado di permettersi oggi una consulenza web marketing professionale. Invece, per le aziende che stanno valutando un progetto SEO, cioè di search engine optimization, la guida mette in evidenza l’approccio didattico trasparente ed efficace che ci contraddistingue.

Prosegue alla guida per l’analisi di parole chiave. Buona lettura.

Keywords: keyword advertising, motori di ricerca, parole chiave, web marketing

Posted by sean.carlos at 22:21 | 0 comment(s) | Send to a Friend

November 12, 2007

 


Ma si fa business mediante Milan-IN? Seconda Parte.

Nella prima parte di Ma si fa business mediante MilanIn, ho raccontato di come sono venuto a conoscenza dell'associazione, delle mie esperienze legate al club e delle mie conseguenti riflessioni fatte.

Non ho accennato, nello specifico, ai contatti che si sono già rivelati utili a promuovere progetti di web marketing, cioè del mio mestiere. Sui miei clienti attuali e potenziali preferisco rimanere riservato. Nei miei contratti, c'è comunque una clausola che mi consente di inserire i nominativi dei miei clienti in eventuali materiali promozionali. Ma finora non mi sono mai avvalso di questa mia facoltà.

Andrea Boaretto, nel suo commento (no. 5) lasciato sul mio post, ha rotto il ghiaccio: “Sean lo sa direttamente in quanto l'ho recentemente contattato per un preventivo”. Ho potuto conoscere Andrea solo 5 mesi fa, a giugno, grazie a MilanIn.

Posso confermare che non è un caso isolato. Nel “presenta te stesso” dell'8 ottobre 2007, ho fatto la conoscenza di Marina Cavezzale e Franco Denari. Il giorno dopo, ho ricevuto una telefonata da un cliente potenziale, in seguito ad una segnalazione da parte di Marina (grazie Marina!).

Sono già contento di avere questi lead per progetti promettenti. Ma ci sono altri. Un socio di MilanIn che lavora per una grande azienda di pubblicità mi ha contattato relativamente ad un sito dedicato ad un prodotto che appartiene ad una multinazionale nel campo del largo consumo.

Fabio Lisca ha sottolineato durante il suo “presenta te stesso” che il networking funziona molto bene a medio e lungo termine. Dobbiamo dimostrare di possedere la capacità di offrire sostegno agli altri soci della rete, senza attendere qualcosa in cambio. Il sostegno prende forme diverse, ma gente sveglia capisce subito se tu fai parte della rete solo per arricchirti o se sei anche capace di contribuire al bene degli altri soci, come Marina. Per il momento Marina non ha ricevuto alcuna ricompensa per i suoi sforzi. Ma la rete penserà, nel tempo, ad attribuirle il riconoscimento che lei merita. Il mondo è piccolo, sappiamo tutti quanto sia efficace il passa parola.

MilanIn dimostra di poter offrire un contesto vincente che mi ha consentito di conoscere tanti validi professionisti. Ancora più interessanti dal punto di vista business sono i lead concreti che ho attinto grazie a MilanIn. In tempi assai più brevi di quelli che potevo preventivare. Nel mio piccolo, spero anche di aver appoggiato diversi soci a perseguire i loro obiettivi professionali.

Tutto questo per sottolineare le mie motivazioni nel voler contribuire in modo ancora più sostanziale al successo di MilanIn. Il mio successo professionale dipende in parte dal successo di MilanIn e dai suoi soci.

Ci vedremo alle elezioni sabato 24/11?

Keywords: Elezioni 2.0, Elezioni Milan-IN, milanin, sean carlos, Elezioni 2007

Posted by sean.carlos at 06:56 | 2 comment(s) | Send to a Friend

November 08, 2007

 


Ma si fa business mediante Milan-IN?

Da poco più di un anno sono associato a Milan-In e frequento di solito le serate di “presenta te stesso”, attualmente il cuore pulsante del club.

Milan-In non è la prima associazione di business networking che ho frequentato; sono anche socio della Camera di commercio britannico in Italia; partecipo inoltre da qualche anno anche all'American Business Group a Milano.

All'epoca avevo aperto da poco una partita iva ed era poi appena cominciata l'avventura di mettermi in proprio. Aggiornando il mio profilo in LinkedIn, mi sono chiesto “chi è mai questo Pier Carlo Pozzati?” che trovavo linkato a diversi miei contatti. Ho scoperto così Milan-In.

Fatta la domanda d'adesione, mi è arrivata un'e-mail di un certo Andrey Golub, che mi comunicava la creazione del mio profilo presso il portale dell'associazione. Con lui ho avviato uno scambio di e-mail relative al portale – gli ho proposto una serie di modifiche per migliorare l'indicizzazione del sito milanin nei motori di ricerca, tutte mansioni che rientrano nel mio mestiere. Così ho conosciuto anche Michael Tabolsky, almeno virtualmente, e dopo diversi scambi di e-mail, si è fatto il fattibile. Come spesso accade in organizzazioni senza scopo di lucro, molto lavoro viene svolto in modo anonimo, dietro le quinte, senza riconoscimento.

Ma tutto ciò è solo una lunga introduzione per arrivare al perché. Tutto ciò per creare il networking, espresso finora nelle serate di Presenta Te Stesso. Le presentazioni in sé rimangono vividamente impresse nella mia memoria; solo per dare un'idea della loro varietà, consideriamo alcuni degli argomenti dell'anno scorso:

Nel mingling, prima e dopo le presentazioni, ho avuto il piacere di conoscere anche altri professionisti di web marketing come Leonardo Bellini, ed altri imprenditori come Davide Tagliabue. Con Angelo Ricca ho avuto poi la fortuna di scambiare esperienze su quella sorta di labirinto che si chiama Wikipedia. Ho potuto anche praticare il mio tedesco con Angelo, Andrea Falzin e con un neoiscritto, horrors, del adesso quale mi sfugge il nome.

Ma si fa business mediante MilanIN?

La risposta è inequivocabilmente sì. Perché in Italia, si sa, ci vuole il contatto diretto. Va benissimo la collaborazione a distanza... ma solo dopo che ci si è conosciuti di persona e che si è potuto sviluppare una stima reciproca. È proprio per tale motivo che è nata Milan-In come complemento offline al networking online in LinkedIn. In America, le distanze non facilitano il contatto di persona e, a dire il vero, non ci si attende necessariamente un contatto diretto.

A maggio ho lavorato con Pier Carlo su una proposta di collaborazione da fare a LinkedIn. Nelle considerazioni su come spiegare a miei connazionali perché esistesse Milan-In, il punto chiave era proprio il “disconnect” percepito in Europa fra il mondo virtuale e quello fisico. A maggio Milan-In contava ~1000 soci iscritti. Dopo aver raggiunto l'accordo di collaborazione con LinkedIn, questa ha cominciato a promuovere Milan-In direttamente sul sito LinkedIn. I risultati si possono vedere in base al traffico verso il sito Milanin (~50% da LinkedIn) e nell'aumento significativo del numero dei soci MilanIn.

Come mai questo legame a LinkedIn? È un discorso pragmatico di numeri: quando ho fatto un censimento dei siti di rete sociale per il business, LinkedIn dichiarava di avere ~10.000.000 iscritti; il concorrente più forte, Xing, solo ~2.000.000, e per lo più sono in Germania.

A rischio di camminare su di un terreno minato, nel business vale il pragmatismo. È molto chiaro che c'è una new entry molto promettente in Italia. Stimo molto Andrea Falzin, con il quale sto lavorando in modo informale su alcune iniziative di marketing (per evitare fraintendimenti, per quanto riguarda Viadeo, sono “solo” un utente normale!). Sono fiducioso che il suo sforzo volto a far crescere Viadeo rappresenterà una forte concorrenza ai miei connazionali. Ma in questo momento, Milan-In ha già un partner che ha dimostrato la capacità di produrre risultati. I numeri ne sono la prova.

Open o esclusivo. Qui camminiamo ancora su di un terreno minato. Nella mia vita privata, la mia scelta va tendenzialmente verso “Open”. Non ho un ipod. Sul mio portatile gira Linux. Ho scritto l'unica guida in italiano su di AWStats, uno strumento Open per l'analisi degli accessi ad un sito web. Ma è raro che la scelta sia in bianco e nero. La curva di apprendimento per Linux è alta per uno che ha una buona conoscenza di Windows ma non ha mai visto Unix. Quanti di voi sono disposti a subire l'ennesimo aggiornamento del software di controllo “Windows Genuine (Dis)advantage” perché il passaggio non è indolore? Alzi le mani chi di voi, che leggete questo post, utilizza Windows!

Nel mio lavoro come consulente sul posizionamento dei siti nei motori di ricerca, il protagonista principale, Google, sta ricevendo molto riconoscimento come “evangelista” del mondo open; solo nell'ultima settimana, Google ha annunciato OpenSocial e Google Phone OS. Quindi, siamo Open? Well, no. Come quasi tutti noi, Google non è un santo. Google è open solo quando gli fa comodo. This my friend, is business. Nessuno in affari è disinteressato, aldilà di tanta bella retorica. In amicizia, spero di sì, nel mondo del business, non mi sono mai fatto illusioni.

Anche Milan-In si trova come Google a valutare delle scelte. Milan-In ha raggiunto una massa critica che si può permettere un salto di qualità.

Sono il primo a notare gli spazi possibili per un miglioramento:

  • Lo spazio offerto dal café Pacino è troppo piccolo per accogliere tutti;
  • Ci vogliono le etichette con i nostri nomi (distintivi) per facilitare il riconoscimento delle persone;
  • Le domande fatte durante il “presenta te stesso” sono spesso corredate da una premessa di 5-10 minuti, una pecca italiana – siate concisi ragazzi, per il rispetto del tempo degli altri, per piacere!
  • Occorre un sondaggio periodico degli associati per capire cosa è gradito o no negli eventi di networking. La forza di Milan-In sta infatti proprio nella partecipazione effettiva degli associati;
  • Occorre un miglioramento del sistema informativo in modo da ricercare gli associati in base alle loro professioni ed ai servizi offerti.

Nelle osservazioni “critiche”, dobbiamo comunque ricordarci che Milan-In esiste solo grazie al volontariato. Fino a poco tempo fa, gli associati non tributavano nessun riconoscimento a Milan-In.

Where to: dove e come?

Credo che Pier Carlo, sostenuto dal lavoro di tanti, abbia portato Milan-In da una semplice lista di discussione ad una realtà che è diventata così significativa da animare un'accesa dialettica sul suo futuro. Già questo in sé rappresenta un ottimo segno che qualcosa ha funzionato malgrado le risorse limitate.

Quando penso alle serate di “presenta te stesso”, penso anche alla varietà di professioni ed esperienze che abbiamo potuto conoscere più da vicino. Penso inoltre (brutto, ma necessario a dirsi) all'accoglienza data alle donne in un paese che rimane fortemente maschilista; agli stranieri dell`est e dell'ovest. Un clima open nei fatti. Un ambiente predisposto al business networking. Because, my friends, I have facebook to find new friends!

Oh, by the way, se avete resistito fino a qui, spero che abbiate colto il senso di mio intervento, e magari, desideriate votare anche per me, sabato 24 novembre.

Keywords: Elezioni 2007, Elezioni Milan-IN, milanin, sean carlos, Elezioni 2.0

Posted by sean.carlos at 17:54 | 7 comment(s) | Send to a Friend

November 02, 2007

 


Api OpenSocial, si prego, ma non abbandonarla, per piacere!

Lo ammetto. Quando non sto cercando amici nuovi, a me piace tanto analizzare dati dai motori di ricerca, disponile mediante gli Api, interfaccia per la programmazione applicativa. Così tanto che ho lavorato con tutti i quattro Api disponile per la ricerca web sui motori di ricerca: quello di Google, di Yahoo!, di Microsoft e d'Ask.

L'Api offerta d'Ask mancava documentazione, perciò ho steso addirittura la documentazione mancata. Peccato che Ask ha abbandonato l'Api.

Ask non è sola. In dicembre 2006, Google ha terminato il rilascio di nuove chiavi per il suo Api, abbandonando, in effetti, l'Api (l'Api Ajax per i browser non è minimamente confrontabile).

Ora si annuncia un po' ovunque l'arrivo di OpenSocial, un Api per facilitare l'accesso ai dati nei siti di rete sociali. Per MilanIn, OpenSocial potrebbe permettere in principio la sincronizzazione di dati nel profilo di un socio MilanIn presso il sito LinkedIn (è tutto da studiare!).

Perdonami se ascolto le notizie di un'Api OpenSocial con un po' di scetticismo. Gli Api sono davvero importanti. Ma la storia vissuta mi insegna che gli Api, tanto bello che sono, sono soggetti ai venti interi alle grandi aziende. Quando cambiano i venti, bye bye Api.

Keywords: API, Google, LinkedIn, MilanIn, OpenSocial

Posted by sean.carlos at 19:13 | 0 comment(s) | Send to a Friend

October 26, 2007

 


Diventa mio amico, almeno su Facebook

Da molto tempo ho resistito la tentazione di creare il mio profilo su Facebook – non si può essere ovunque, no? (Andrey Golub essendo l’eccezione!)

Di sicuro, non mancano luoghi sulla rete per trovare partner per il business.

Ma oggi mi è raggiunto un e-mail da una ragazza americana che ho conosciuto presso un raduno di professionisti SEO (search engine optimization) a Manchester, Inghilterra. In sostanza lei ha rifiutato il mio invito per LinkedIn, dicendo che sta già su Facebook, che per ora basta.

Aggiungiamo che Microsoft sta acquistano Facebook per non pochi quattrini; forse è il caso di rispondere ai messaggi nella posta in arrivo con l’oggetto “I’ve added you as a friend on Facebook”.

Ho sentire dire che Facebook vuole sfidare LinkedIn; ci sono molti che confrontano i due. Non credo che una rete nata per facilitare e rafforzare i contatti sociali fra i giovani può svolgere un ruolo simile nel mondo di business – è un altro mercato.

È vero che noi che fanno Internet Marketing non possono ignorare le potenzialità di Facebook. L’anima tecnica in me apprezza molto l’API offerta da Facebook. Quindi, lo fatto. Ho creato il mio profilo su Facebook. Fatto ciò, ho anche creato un gruppo MilanIn su Facebook.

Will you be my friend? Almeno su Facebook?

Posted by sean.carlos at 09:20 | 2 comment(s) | Send to a Friend

September 27, 2007

 


Foto su LinkedIn... tra poco

Sembra che si puo' inserire una foto nel proprio profilo LinkedIn, almeno da domani, 28/9/07.  Da tempo volevo fare una foto piu' decente...

Non dimenticare che si puo' sfruttare delle reti sociali online orientate al business come strumenti di marketing!

Posted by sean.carlos at 19:36 | 0 comment(s) | Send to a Friend


 
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