All'epoca avevo aperto da poco una partita iva ed era poi appena cominciata l'avventura di mettermi in proprio. Aggiornando il mio profilo in LinkedIn, mi sono chiesto “chi è mai questo Pier Carlo Pozzati?” che trovavo linkato a diversi miei contatti. Ho scoperto così Milan-In.
Fatta la domanda d'adesione, mi è arrivata un'e-mail di un certo Andrey Golub, che mi comunicava la creazione del mio profilo presso il portale dell'associazione. Con lui ho avviato uno scambio di e-mail relative al portale – gli ho proposto una serie di modifiche per migliorare l'indicizzazione del sito milanin nei motori di ricerca, tutte mansioni che rientrano nel mio mestiere. Così ho conosciuto anche Michael Tabolsky, almeno virtualmente, e dopo diversi scambi di e-mail, si è fatto il fattibile. Come spesso accade in organizzazioni senza scopo di lucro, molto lavoro viene svolto in modo anonimo, dietro le quinte, senza riconoscimento.
Ma tutto ciò è solo una lunga introduzione per arrivare al perché. Tutto ciò per creare il networking, espresso finora nelle serate di Presenta Te Stesso. Le presentazioni in sé rimangono vividamente impresse nella mia memoria; solo per dare un'idea della loro varietà, consideriamo alcuni degli argomenti dell'anno scorso:
Nel mingling, prima e dopo le presentazioni, ho avuto il piacere di conoscere anche altri professionisti di web marketing come Leonardo Bellini, ed altri imprenditori come Davide Tagliabue. Con Angelo Ricca ho avuto poi la fortuna di scambiare esperienze su quella sorta di labirinto che si chiama Wikipedia. Ho potuto anche praticare il mio tedesco con Angelo, Andrea Falzin e con un neoiscritto, horrors, del adesso quale mi sfugge il nome.
Ma si fa business mediante MilanIN?
La risposta è inequivocabilmente sì. Perché in Italia, si sa, ci vuole il contatto diretto. Va benissimo la collaborazione a distanza... ma solo dopo che ci si è conosciuti di persona e che si è potuto sviluppare una stima reciproca. È proprio per tale motivo che è nata Milan-In come complemento offline al networking online in LinkedIn. In America, le distanze non facilitano il contatto di persona e, a dire il vero, non ci si attende necessariamente un contatto diretto.
A maggio ho lavorato con Pier Carlo su una proposta di collaborazione da fare a LinkedIn. Nelle considerazioni su come spiegare a miei connazionali perché esistesse Milan-In, il punto chiave era proprio il “disconnect” percepito in Europa fra il mondo virtuale e quello fisico. A maggio Milan-In contava ~1000 soci iscritti. Dopo aver raggiunto l'accordo di collaborazione con LinkedIn, questa ha cominciato a promuovere Milan-In direttamente sul sito LinkedIn. I risultati si possono vedere in base al traffico verso il sito Milanin (~50% da LinkedIn) e nell'aumento significativo del numero dei soci MilanIn.
Come mai questo legame a LinkedIn? È un discorso pragmatico di numeri: quando ho fatto un censimento dei siti di rete sociale per il business, LinkedIn dichiarava di avere ~10.000.000 iscritti; il concorrente più forte, Xing, solo ~2.000.000, e per lo più sono in Germania.
A rischio di camminare su di un terreno minato, nel business vale il pragmatismo. È molto chiaro che c'è una new entry molto promettente in Italia. Stimo molto Andrea Falzin, con il quale sto lavorando in modo informale su alcune iniziative di marketing (per evitare fraintendimenti, per quanto riguarda Viadeo, sono “solo” un utente normale!). Sono fiducioso che il suo sforzo volto a far crescere Viadeo rappresenterà una forte concorrenza ai miei connazionali. Ma in questo momento, Milan-In ha già un partner che ha dimostrato la capacità di produrre risultati. I numeri ne sono la prova.
Open o esclusivo. Qui camminiamo ancora su di un terreno minato. Nella mia vita privata, la mia scelta va tendenzialmente verso “Open”. Non ho un ipod. Sul mio portatile gira Linux. Ho scritto l'unica guida in italiano su di AWStats, uno strumento Open per l'analisi degli accessi ad un sito web. Ma è raro che la scelta sia in bianco e nero. La curva di apprendimento per Linux è alta per uno che ha una buona conoscenza di Windows ma non ha mai visto Unix. Quanti di voi sono disposti a subire l'ennesimo aggiornamento del software di controllo “Windows Genuine (Dis)advantage” perché il passaggio non è indolore? Alzi le mani chi di voi, che leggete questo post, utilizza Windows!
Nel mio lavoro come consulente sul posizionamento dei siti nei motori di ricerca, il protagonista principale, Google, sta ricevendo molto riconoscimento come “evangelista” del mondo open; solo nell'ultima settimana, Google ha annunciato OpenSocial e Google Phone OS. Quindi, siamo Open? Well, no. Come quasi tutti noi, Google non è un santo. Google è open solo quando gli fa comodo. This my friend, is business. Nessuno in affari è disinteressato, aldilà di tanta bella retorica. In amicizia, spero di sì, nel mondo del business, non mi sono mai fatto illusioni.
Anche Milan-In si trova come Google a valutare delle scelte. Milan-In ha raggiunto una massa critica che si può permettere un salto di qualità.
Sono il primo a notare gli spazi possibili per un miglioramento:
Lo spazio offerto dal café Pacino è troppo piccolo per accogliere tutti;
Ci vogliono le etichette con i nostri nomi (distintivi) per facilitare il riconoscimento delle persone;
Le domande fatte durante il “presenta te stesso” sono spesso corredate da una premessa di 5-10 minuti, una pecca italiana – siate concisi ragazzi, per il rispetto del tempo degli altri, per piacere!
Occorre un sondaggio periodico degli associati per capire cosa è gradito o no negli eventi di networking. La forza di Milan-In sta infatti proprio nella partecipazione effettiva degli associati;
Occorre un miglioramento del sistema informativo in modo da ricercare gli associati in base alle loro professioni ed ai servizi offerti.
Nelle osservazioni “critiche”, dobbiamo comunque ricordarci che Milan-In esiste solo grazie al volontariato. Fino a poco tempo fa, gli associati non tributavano nessun riconoscimento a Milan-In.
Where to: dove e come?
Credo che Pier Carlo, sostenuto dal lavoro di tanti, abbia portato Milan-In da una semplice lista di discussione ad una realtà che è diventata così significativa da animare un'accesa dialettica sul suo futuro. Già questo in sé rappresenta un ottimo segno che qualcosa ha funzionato malgrado le risorse limitate.
Quando penso alle serate di “presenta te stesso”, penso anche alla varietà di professioni ed esperienze che abbiamo potuto conoscere più da vicino. Penso inoltre (brutto, ma necessario a dirsi) all'accoglienza data alle donne in un paese che rimane fortemente maschilista; agli stranieri dell`est e dell'ovest. Un clima open nei fatti. Un ambiente predisposto al business networking. Because, my friends, I have facebook to find new friends!
Oh, by the way, se avete resistito fino a qui, spero che abbiate colto il senso di mio intervento, e magari, desideriate votare anche per me, sabato 24 novembre.
ho letto, e fino in fondo, le interessanti considerazioni di sean.
apprezzo il prezioso contributo che ha dato e che desidera rinnovare per il club. a prescindere da queste elezioni farlocche, sean merita senz'altro più di tutti un riconoscimento speciale. per questo mi faccio promotore perché sia eletto socio dell'anno 2007.
voglio solo riprendere un passaggio del suo intervento. sean scrive: "solo nell'ultima settimana, Google ha annunciato OpenSocial e Google Phone OS. Quindi, siamo Open? Well, no. ... Google è open solo quando gli fa comodo. Nessuno in affari è disinteressato, aldilà di tanta bella retorica. In amicizia, spero di sì, nel mondo del business, non mi sono mai fatto illusioni".
è proprio questo il punto fondamentale su cui ci si gioca il futuro del club. da una parte c'è chi vede Milan IN come il club su cui fare business, su cui guadagnare; dall'altra parte, invece, c'è chi ritiene che il club debba essere il contesto, la scatola all'interno della quale i soci possano fare liberamente il proprio business attraverso un sano networking.
well ;-), i sostenitori del primo punto, tra cui certamente annovero piercarlo, ritengono che Milan IN sia o possa diventare "un affare", mentre i sostenitori del secondo punto, tra cui certamente c'è tutta la squadra di marco marzagalli, me compreso, pensano che il nostro contributo per il club debba rimanere di tipo VOLONTARISTICO. non intendiamo guadagnare sulle iniziative che contribuiremo a sviluppare per i soci. il nostro DOVERE/PIACERE è favorire migliori opportunità di incontro per tutti i soci. Milan IN non deve rappresentare nei prossimi anni un affare per chi ci lavora. sarebbe eticamente scorretto; inoltre, la nostra è una associazione senza fini di lucro, peraltro giuridicamente non riconosciuta e senza partita iva (per cui non può svolgere attività di carattere commerciale).
a garanzia di tutti i soci, chi decide di lavorare per il club non deve guadagnarci.
per questo affermo solennemente che nessuno della squadra di marco marzagalli, in assoluta trapsarenza, si permetterà di mettersi in tasca un solo cent incamerato dal club. i soldi che girano nel club devono rimanere nelle casse del club. in questi giorni mi sono giunte voci strane sulle intenzioni di altri.
Posted by Venanzio Camarra on Friday, November 9th, 2007 at 00:25
Complimenti Sean, questo post è di livello altissimo!!
Condivido al 100% la tua analisi sul rapporto tra MilaniIN e LinkedIN, pragmatismo e business.
LinkedIN si è dimostrato un partner serio e ci sta portando grossi numeri in termini di soci, quindi sta aumentando il valore del nostro network e del nostro club. Mi auguro che tutti capiscano l'importanza per MilanIN di essere con LinkedIN nel prossimo periodo.
Vedo che si sfrutta un inizio di elogio per "sporcare" poi anche questo ottimo post con accuse ed insinuazioni infondate.
In qualità di manager , Finance & Controlling team di MilaniN affermo che i proventi delle attività del club sono sempre stati utilizzati per il club. Nessuno si è mai intascato un cent, anzi il sottoscritto ed Andrey Golub ci hanno alcune volte rimesso soldi di tasca propria per alcune spese del club. (agli inizi, tempi duri finanziariamente).
I proventi Non sono rimasti nelle casse e mi auguro che non ci restino, perchè le entrate devono essere le fonti di finanziamento per lo sviluppo del club.
NO agli accumuli in cassa. (lezione di economia).
Posso affermare che la squadra di cui faccio parte continuerà in questa direzione, di assoluta trasparenza e correttezza verso il club.
Non posso dire nulla sull'altra squadra, non mi piace fare affermazioni su cose che non conosco. (lezione di etica)
W MilanIN e W Sean Carlos, che mi ha gentilmente permesso questa precisazione sul suo blog personale.
Trattando questo post di Business, mi ricollego al punto
"Ma si fa business mediante MilanIN?
La risposta è inequivocabilmente sì."
proponendo anche una misura di questo business: Sean, cosa ne pensi di inserire nel sondaggio periodico ai soci anche una misura del "business generato dentro il contenitore MilanIN"?
Vorrei ringraziare entrambi, Venanzio e Massimo, per i gentili commenti e Venanzio anche per il sostegno alla mia candidatura per un ruolo che non stavo cercando. So ora di avere almeno due lettori del mio articolo!
Vorrei fare una precisione sul commento di Venanzio.
Una premessa... so poco delle leggi in vigore in Italia che regolano le organizzazioni senza scopo di lucro. Ma so qualcosa del mondo non-profit, in base alla mia personale esperienza vissuta.
Negli Stati Uniti sono stato managing director di un'organizzazione con 10.000 soci nel mio stato che conta circa un milione di abitanti. Con tutti i rischi di una approssimativa generalizzazione, il modello dei non-profit si divide, a grandi linee, in due ambiti: organizzazioni basate solo sul contributo del volontariato e quelle che hanno invece uno staff professionale, anche di una persona soltanto. In entrambi casi c'è un CD, che non viene pagato.
La differenza sta nell'avere un'organizzazione "amatoriale" dove tutto si svolge sul "best effort", o di avere un'organizzazione presidiata dove c'è almeno una persona che risponde alle telefonate della stampa e che stampa i "name tag" prima degli eventi.
Io ho trascorso alcuni anni nel settore non-profit. Ora pretendo di avere un significativo riconoscimento economico per l'ottimo lavoro svolto. Posso anche permettermi di non scegliere progetti non coerenti con la mia etica personale – cosa che ho fatto, ad esempio, anche la settima scorsa.
E MilanIn? È giusto che qualcuno guadagni se svolge un ottimo servizio per i soci del club? Sono disposto a pagare per avere il mio name badge già pronto? Sono disposto a pagare uno che curi il rapporto con la stampa, portando così più clienti potenziali alle serate di MianIn? Io sì.
Michele Ficara Manganelli aveva ragione quando ha notato il carattere "amatoriale" di MilanIn. Siamo pronti tutti quanti ad un salto di qualità. Ma l'alternativa ad uno staff pagato sta nel trovare persone senza altri impegni (e conflitti di interesse) che possano dedicarsi al club durante le ore di lavoro, non alle 11 di sera. Vuole dire persone in pensione oppure con un private income.
In Italia ci sono modelli di enti senza scopo di lucro che, grazie ad uno staff di professionisti pagati dai contributi dei soci, svolgono servizi di business networking. Sono le Camere di Commercio straniere, come quella britannica [ http://www.britchamitaly.com/about-the-chamber.html ], quella tedesca [ http://www.ahk-italien.it/ ], quella francese [ http://www.ahk-italien.it/ ] etc.
Entrambi modelli non-profit (staff professionale o meno) sono validi. Si tratta "solo" di una scelta che presenta vantaggi e/o svantaggi.
Posted by Sean Carlos on Friday, November 9th, 2007 at 09:14
Cari tutti,
io vorrei rispondere alla domanda del post di Sean, lasciando perdere attacchi e luoghi comuni che continuo a vedere sul blog (da studioso di marketing, come vengo ben definito da Sean, vi chiedo "secondo voi ai 3.000 soci di MilanIn quanto interessano post lunghissimi e sempre sugli stessi temi e soprattutto quanti hanno tempo di leggerli tutti e fino in fondo?).
La risposta per me è si: Sean lo sa direttamente in quanto l'ho recentemente contattato per un preventivo (se non fossi venuto a MilanIn mi sarei rivolto solo ai grandi nomi); Luca Zambrelli mi ha aiutato in alcune ricerche sul proximity e adesso vediamo se riesco ad aiutarlo nella ricerca di personale qualificato; Piersergio Trapani mi ha appena scritto proponendomi un nuovo servizio.
Per me fare business attraverso il social networking passa da un aiuto reciproco volto a cogliere opportunità tra tutti, principio molto semplice che uso sui diversi social networking online e offline che frequento
Posted by Andrea Boaretto on Friday, November 9th, 2007 at 12:03
Bellissimo post e bella discussione.
Spero di conoscerti ad una dei prossimi incontri Sean, hai dato modo a Venanzio di chiarire un chiaro opunto di differemziazione: MilanIN come contenitore di busines e MilanIn come business.
Io nel mio programma sono si' per un salto di qualita' ma fatto pagando delle persone esterne al club che non decidano del suo sviluppo strategico. Se serve una segretaria la pago 1,000 euro al mese e lei mi fa il lavoro, ma non desidero che faccia parte del CD e decida di temi rilevanti per la nostra ASSOCIAZIONE.
A Lunedi' prossimo, LiberaMilanIn sara' presente a partire dalle 19:30.
Marco Marzagalli
Posted by Marco Marzagalli on Friday, November 9th, 2007 at 14:37