Sean Carlos :: Weblog Archives

February 2008

February 03, 2008

 


Antezeta Web Marketing: Guida gratuita per la scelta e l’analisi di parole chiave

Una delle prime criticità da affrontare nell’ottimizzazione di un sito web per la visibilità nei motori di ricerca (vale a dire: il posizionamento sui motori di ricerca) è rappresentata dalla scelta delle parole chiave più adatte.

Non mancano risorse per l’analisi delle parole chiave in lingua inglese per coloro che possiedono la motivazione e l’attitudine necessarie unitamente al tempo da dedicarvi. Ma per il mercato italiano? Aldilà di qualche articolo, manca un manuale vero e proprio sui selettori di parole chiave e su come ricercare le parole chiave giuste per un sito web. Finora.

Siamo lieti di annunciare la disponibilità online da subito della nostra guida per la ricerca di parole chiave. Ci auguriamo che il manuale possa aiutare molti piccoli e medi imprenditori ed operatori che non sono in grado di permettersi oggi una consulenza web marketing professionale. Invece, per le aziende che stanno valutando un progetto SEO, cioè di search engine optimization, la guida mette in evidenza l’approccio didattico trasparente ed efficace che ci contraddistingue.

Prosegue alla guida per l’analisi di parole chiave. Buona lettura.

Keywords: keyword advertising, motori di ricerca, parole chiave, web marketing

Posted by sean.carlos at 22:21 | 0 comment(s) | Send to a Friend

February 11, 2008

 


Lo stato della rete 2008: State of the net, Udine

Quale è lo stato della rete Internet in Italia nell'anno 2008? Con una ricca agenda di temi trattati in due giorni da relatori di rilievo nazionale ed internazionale, si è tentato di dare una risposta a questa domanda durante la conferenza STATEoftheNET, tenuta ad Udine l'8 ed il 9 febbraio 2008.

State of the net badge Non abbiamo dovuto aspettare troppo per la risposta. Stefano Quintarelli, nella prima sessione, ha fatto notare che solo il 22% degli Italiani utilizzano la banda larga, ormai un requisito davvero indispensabile per partecipare appieno al mondo di Internet. Negli Stati Uniti si arriva al 55% degli Americani per non parlare poi di alcuni paesi che arrivano a livelli ancora più alti. In effetti il 78% degli Italiani rimane tagliato fuori da tutto quello che la rete può offrire, dalle informazioni alla partecipazione attiva nelle discussioni di attualità. Alcuni sono tagliati fuori per via della mancanza di un mandato per un servizio universale – non arriva la banda (il cosiddetto digital divide), ma probabilmente la maggior parte delle persone che non sono in rete non percepiscono ancora con precisione il valore di tutto ciò che l'Internet può offrire.

È necessario che il resto della conferenza venga visto in quest'ottica – le élites di Internet hanno riflettuto sui comportamenti o meno di una piccola percentuale degli Italiani. Questo offre uno spunto interessante per la prossima edizione: è possibile aiutare un maggior numero di Italiani a scoprire il mondo vasto di Internet? Nei fatti, ci sono già alcune iniziative, come i PAAS (Punti per l'Accesso Assistito ai Servizi e a internet) in Toscana, per citarne una.

In qualche modo tutti gli interventi sono stati stimolanti sia per la varietà degli argomenti sia per i relatori scelti. Basti pensare alle provocazioni di Gaspar Torriero (scandite con calma – una lezione per tutti noi che dobbiamo ogni tanto parlare davanti ad un pubblico). O pensiamo all'attrice Marina Remi, che ha scoperto da poco il blog come strumento di comunicazione di lavoro. Mauro Migliavada ha fatto un lavoro ottimale nel documentare alcune delle sessioni – potete consultare il suo sito per i dettagli sugli interventi specifici. Altri saranno elencati di sicuro su Technorati.

Gli organizzatori, Beniamino Pagliaro, Paolo Valdemarin e Sergio Maistrello, meritano la lode ed il plauso per una conferenza ben riuscita nonostante essa sia alla sua prima edizione. Hanno dato un esempio molto concreto per tutti i presenti: in Italia, si può....

Come succede di solito in queste conferenze, sono anche le nuove persone conosciute e quelle riviste dopo molto tempo che rendono l'intera esperienza ancora più ricca. State of the Net si è dimostrata un successo anche sotto questo punto di vista.

Nello spirito del miglioramento, segnalo tre aree che, a mio modesto avviso, meritano un po' di riflessione per l'impostazione della seconda edizione, senza niente togliere al successo della prima edizione.

  1. Il luogo. Udine è stata molto ospitale e il sostegno attivo dalla Regione Friuli Venezia Giulia ha indubbiamente contribuito al successo dell'evento. Ma il momento che si decide di tenere un convegno fuori dall'asse Roma – Firenze – Bologna – Milano, si escludono conseguentemente molti partecipanti potenziali. Forse va bene così, anche per aprire le porte a persone che non fanno parte degli stessi giri. In ogni caso, c'erano meno di 100 persone presenti il secondo giorno, un vero peccato, se si pensa alla qualità dei relatori, l'importanza della rete Internet e gli sforzi fatti dagli organizzatori.
  2. La lingua. Si è optato per una conferenza tenuta in italiano, passando all'inglese solo quando un relatore straniero era presente sul palcoscenico. In un caso, vi è stato un relatore che ha fatto la sua presentazione in italiano nonostante egli fosse affiancato da uno straniero, con il risultato imbarazzante che il relatore di lingua inglese ha ammesso pubblicamente di non aver potuto seguire niente del lungo intervento precedente e si è scusato quindi per eventuali sovrapposizioni/ripetizioni. I relatori che non parlano italiano non hanno potuto seguire le sessioni tenute solo in italiano e sono stati quindi privati di informazioni potenzialmente utili per le loro presentazioni. E, nei fatti, non tutti gli Italiani hanno una buona padronanza dell'inglese – con il risultato che questi non hanno potuto sempre capire fino in fondo gli interventi fatti in inglese. Mi sembra che l'unica soluzione realistica sia la traduzione simultanea – che, se fatta bene, costa. La traduzione simultanea probabilmente toglierà un po' della spontaneità degli interventi. L'opzione di una conferenza tenuta solamente in inglese potrebbe andar bene in alcuni paesi, ma sembra un po' troppo limitante per l'Italia.
  3. La "segregazione". I relatori erano, probabilmente in modo inconsapevole, spesso "segregati" dal pubblico, con posti riservati nelle prime file e con uno spazio a parte per i vari break (o così mi è parso). Da un certo punto di vista, si tratta di una situazione comprensibile. Stiamo parlando di persone riconosciute come esperti nei loro campi, persone che hanno fatto dei sacrifici per essere presenti al convegno – quindi c'era la sacrosanta intenzione degli organizzatori di trattarli con un occhio di riguardo.
    Ho notato inoltre che ci sono state solo poche domande fatte dai giovani presenti, nonostante la loro forte presenza venerdì. I momenti informali fra le sessioni sono opportunità preziose per i più timidi (talvolta anche solo per non fare una brutta figura con l'inglese) per farsi avanti con le loro domande senza sentirsi a disagio.

In un certo senso, ciascuno di questi tre punti tocca un tema – il rischio è che una conferenza di questo tipo diventi troppo autoreferenziale. Sarebbe un vero peccato visto il successo già avuto con questa prima edizione.

Come ultimo spunto, è stato interessante sentire poche discussioni sul ruolo dei motori di ricerca nel web, dato il loro ruolo come punto di partenza per trovare informazioni sul web. Ancora di più quando si pensa che Google detiene il monopolio in questo settore nei mercati dell'Europa Occidentale, una cosa che non cambierà, almeno a breve, anche se Microsoft acquisterà Yahoo!. Come professionista del posizionamento nei motori di ricerca, si tende a dimenticare che non tutti sono ossessionati dalla classifica di siti in Google!

Keywords: udine, stateofthenet

Posted by sean.carlos at 12:51 | 1 comment(s) | Send to a Friend


 
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